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In questi anni molti aspetti della nostra quotidianità sono cambiati grazie alla digitalizzazione. La trasformazione digitale delle imprese secondo il modello dell’Industria 4.0, la modernizzazione della Sanità verso i modelli di Telemedicina e diagnosi a distanza, la crescita di qualità e competitività delle nostre Città tramite il paradigma delle Smart Cities: tutti i processi di digitalizzazione hanno come elemento abilitante le infrastrutture di comunicazione ad altissima velocità.

In Italia la digitalizzazione avanza a grandi passi. Secondo gli ultimi dati della mappa italiana del broadband pubblicata dall’Agcom, si stima una copertura banda ultra larga sul 70% delle popolazione.

Questo vale anche per molti altri aspetti aspetti della digitalizzazione che impattano sulla vita di ciascuno di noi: e-commerce, banking e insurance basati su oggetti e persone connesse, gaming on line, piattaforme di video streaming UHD (4K), smart working. Nuove esigenze e stili di vita che richiedono una trasformazione dell’infrastruttura ottica per sostenere l’evoluzione dell’accesso mobile e wireless, un crescente affidamento dei nostri dati al cloud, una crescita del numero di oggetti e sensori intelligenti per abitazione.

La rivoluzione che cambia le reti

Tutto ciò sta imponendo una profonda trasformazione dei backbone e dei nodi delle reti. Le infrastrutture, composte non solo da dorsali e cavi ma anche da centrali e data center periferici, sono gestite secondo le logiche dell’IT e dell’edge computing, ovvero l’elaborazione delle informazioni avviene ai margini della rete, dove i dati vengono prodotti. In altri termini, il “core” delle reti si distribuisce negli strati periferici delle nuove reti ed è caratterizzato dal software, dall’automazione, dalla programmabilità.

Il 5G è il fattore di discontinuità

Se le infrastrutture a banda ultra larga sono il primo tassello di un mosaico di nuovi scenari, l’evoluzione delle reti mobili verso il 5G è il substrato per legare assieme nuove categorie di servizi, la piattaforma destinata a sostenerli. Le nuove infrastrutture 5G rappresentano un fattore di forte discontinuità rispetto all’esistente e dunque si pongono come una opportunità di sviluppo economico per il Paese nel suo complesso.

Come cambia il modo di produrre

Il mondo dell’industria, sfruttando la disponibilità di infrastrutture ultraveloci e sicure e lo sviluppo dell’Internet of Things, può affrontare progetti di trasformazione digitale nell’ambito produttivo. La diffusione della connettività a tutti i livelli di una fabbrica permette di ripensare al modo di fare impresa e rende possibile una piena integrazione dei processi per avere più efficienza, produzioni flessibili e personalizzate e di conseguenza aumento della competitività. Si tratta di un cambiamento epocale del modo di produrre, che può risultare strategico per una nazione fortemente industriale come l’Italia per recuperare competitività sui mercati internazionali.

Dalla PA alla Sanità: un mondo che si trasforma

Altrettanto importante è l’impatto che il dotarsi di una infrastruttura ad altissima velocità ha nella “Trasformazione Digitale” della nostra Pubblica Amministrazione, poiché rappresenta una opportunità per trovare soluzioni di semplificazione e snellimento delle procedure amministrative. I piani lanciati in questi anni dai diversi governi hanno avuto come comune denominatore l’intento di generare una discontinuità per far uscire definitivamente la nostra PA da un’adozione parziale o frammentaria di nuove soluzioni e servizi e per muoversi verso un approccio ampio, efficiente, inclusivo.

Molti altri sono gli ambiti che risentono in modo diretto dello sviluppo di nuove infrastrutture a banda ultra larga: la sanità grazie alla telemedicina, l’energia grazie alle smart grid, i servizi per i cittadini grazie all’IoT per la mobilità e la sicurezza fino all’edilizia abitativa, con gli edifici “intelligenti” progettati e realizzati nativamente secondo criteri di ottimizzazione infrastrutturale e di efficienza energetica utilizzando le soluzioni tecnologiche offerte dalla domotica e dall’Internet of Things.

Con il 5G le reti si “plasmano” sul servizio che trasportano

Il 5G nasce per tenere insieme tutti questi aspetti. E per plasmare e profilare le reti a beneficio dei servizi e delle applicazioni trasportate, secondo le logiche dello slicing. In altre parole, le reti potranno riconfigurarsi dinamicamente in base alle esigenze dello specifico servizio o applicazione che trasportano, grazie all’utilizzo dei paradigmi della Network Function Virtualization (NVF) e del Software Defined Networking (SDN). La portata di questa innovazione è più evidente nel caso di situazioni mission critical: tutte le componenti coinvolte sulla rete si coordinano per dare lo stesso supporto e garantire la perfetta fruizione di un servizio in tempo reale.

L’esempio dell’operazione chirurgica a distanza è il più efficace nell’immaginario collettivo, ed infatti anche un grande operatore italiano l’ha utilizzato per raccontare “i prodigi” della nuova rete. In sostanza, poter dare la priorità alle immagini in movimento ad altissima definizione e mantenere una bassissima latenza, intesa come  il tempo impiegato da uno o più pacchetti a raggiungere un altro computer o un altro server collegato in rete, è fondamentale per muovere millimetricamente gli oggetti durante una delicata operazione.

Ma ci sono anche contesti molto diversi, in cui non è la velocità ciò che conta e in cui quindi è tollerabile una risposta più lenta. È il caso dell’utilizzo in ambito agricolo di reti di sensori per la raccolta, il trasporto e l’analisi dei dati meteorologici e territoriali.

Esigenze diverse hanno risposte diverse grazie alla capacità della rete 5G di sostenere in modo personalizzato differenti categorie di servizi.