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Nota al grande pubblico come la tecnologia sottostante i Bitcoin, la blockchain ha intrapreso da tempo il processo di superamento dei confini delle criptovalute e ha abbracciato svariati altri ambiti, contesti e settori. Come strumento di trasformazione digitale, la portata della blockchain è rivoluzionaria: infatti, non si tratta semplicemente di una tecnologia da integrare nel contesto delle operazioni aziendali, bensì di un nuovo paradigma, un modo innovativo di interpretare ed eseguire i processi su cui si fonda l’intero business delle imprese. La rivoluzione portata dalla blockchain, che parte dall’azienda e si estende all’intero sistema economico, consiste nel sostituire le tradizionali logiche centralizzate che oggi sono alla base di rapporti, transazioni e processi, con i principi – apparentemente opposti - della decentralizzazione e della partecipazione.

Ma cos'è la blockchain?

Uno degli aspetti peculiari della blockchain, che la rende tanto affascinante quanto complessa, sta proprio nella sua definizione, che di fatto non esiste. O meglio, ne esistono molte, ma ognuna di esse è intimamente connessa alla prospettiva di utilizzo e quindi pone l’accento su aspetti specifici della catena di blocchi. Comune a tutte le definizioni vi è comunque il substrato tecnico, secondo cui la blockchain sarebbe un registro distribuito (Distributed Ledger) che viene gestito e condiviso da tutti gli attori della rete, cioè dai nodi di un modello peer-to-peer. Il database si sostanzia in un insieme di transazioni pubblicate in ordine cronologico, protette dalla crittografia e inserite in una catena di blocchi nativamente connessi tra loro.

 

Il valore disruptive della blockchain

A prescindere da qualsiasi definizione, i principi su cui blockchain basa il suo valore disruptive nei confronti dei modelli di business sono due: la decentralizzazione delle informazioni, che sono replicate su tutti i nodi e quindi non si trovano all’interno di un unico database centrale, e l’immutabilità del dato, che una volta scritto nel registro e validato da tutti i nodi (o da una parte, a seconda del tipo della blockchain) non può essere più modificato né cancellato in modo arbitrario. La security by design è dunque uno degli aspetti peculiari della blockchain, che nonostante non abbia né una gestione, né una protezione centralizzata, è straordinariamente sicura e resistente a tentativi di manomissione.

 

I numeri della blockchain, in Italia e nel mondo

In un’ipotetica classifica tra le tecnologie più promettenti del momento, la blockchain sarebbe certamente nelle prime posizioni. Secondo quanto pubblicato dal sito statista.com, infatti, il mercato globale delle soluzioni blockchain supererà nel 2023 i 23 miliardi di dollari partendo da “appena” 1.2 miliardi del 2018. Da un lato, questa è la dimostrazione che le aziende e l’intero sistema economico hanno compreso appieno il valore dirompente della tecnologia e i vantaggi che potrebbe portare rispetto alla situazione attuale; al tempo stesso, un tasso di crescita così sostenuto dimostra anche il carattere pionieristico delle attuali implementazioni e il fatto che la blockchain, al di là delle criptovalute, stia di fatto vivendo la propria infanzia.

Sulla stessa lunghezza d’onda si pone il mercato italianoUn recente studio dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano disegna un mercato chiaramente agli albori, nonostante non manchino indicatori interessanti. In particolare, nel 2018 sono stati investiti circa 15 milioni di euro in tecnologie blockchain: 150 casi in tutto, dei quali 80 per consulenze e sviluppo di progetti pilota. A questi si aggiungono 10 casi di progetti operativi e altrettanti per ICO (Initial Coin Offering). Il mercato è evidentemente agli inizi, ma il 59% delle aziende ha già avviato progetti o è pronta a farlo e un terzo del restante 41% si sta informando in proposito. È dunque prevista una crescita anche sul mercato italiano, laddove i principali freni sono la scarsa conoscenza della tecnologia e la mancanza di competenze, uno skill gap che verrà certamente attenuato con la crescita del numero di progetti attivi.

 

Blockchain, ambiti di utilizzo: dalle banche all’Industry 4.0

La blockchain è diventata famosa con Bitcoin, ma i suoi ambiti applicativi vanno ben al di là delle criptovalute. Tornando ai dati dell’Osservatorio Polimi, le aziende più attive a livello globale sono gli operatori finanziari con il 48% dei progetti, seguiti dalle pubbliche amministrazioni e dagli operatori logistici; a livello applicativo, le prime posizioni sono occupate dalla gestione dei pagamenti, quella documentale e la tracciabilità della filiera. I vantaggi della blockchain sono numerosi, e molti settori ne stanno già beneficiando.

Pur nella sua infanzia, la blockchain può infatti già vantare diversi use case di sicura efficacia. Nel finance, per esempio, un registro sicuro e decentralizzato promette transazioni rapide, veloci e senza commissioni d’intermediazione: le banche, che secondo logica dovrebbero temere la disintermediazione, sono invece state le prime ad investire in soluzioni blockchain al fine di studiare nuovi modelli di business e ottimizzare quelli esistenti. Le compagnie assicurative, dal canto loro, continuano a osservare la blockchain con interesse, riconoscendone i vantaggi in termini di semplificazione delle procedure di gestione sinistri, accelerazione dei pagamenti e anche per il risk management.

Nell’ecosistema della produzione manifatturiera, che coinvolge diversi soggetti interni ed esterni, la blockchain può manifestare una vera potenza rivoluzionaria nella gestione della supply chain, che spesso raggiunge elevati livelli di complessità. In questa fattispecie, un registro distribuito, sicuro e condiviso con tutti gli attori che partecipano alla catena di fornitura semplifica le operazioni e fornisce all’azienda informazioni essenziali sulle quali valutare la propria efficienza e produttività. Inoltre, la blockchain è perfetta per semplificare la tracciabilità dei prodotti, magari in abbinamento con i sensori dell’Internet of Things: in certi ambiti particolarmente ‘sensibili’ al problema della contraffazione, come il settore della moda, la blockchain permette di realizzare una sorta di passaporto digitale del prodotto, con indubbi vantaggi sia per chi lo produce, sia per il consumatore finale. Per non parlare, infine, dell’agrifood, altro settore in cui la trasparenza delle informazioni e la tracciabilità hanno un ruolo primario: qui la blockchain consente la creazione di filiere aperte in cui tutti gli attori conferiscono dati di propria competenza, a beneficio del produttore, del consumatore e di tutte le attività di certificazione.

Quanto riportato non è che una selezione delle potenzialità pratiche della blockchain, cui si aggiungono applicazioni in ambito retail, nelle pubbliche amministrazioni, nella sanità, nella musica e anche in ambito di distribuzione energetica con il concetto di smart grid. La verità è che la blockchain, non essendo una semplice tecnologia ma un nuovo modo di interpretare i processi e di avvicinare gli attori di una filiera, verrà impiegato in moltissime applicazioni che oggi non sono neanche ipotizzate. Perché una cosa è certa: la blockchain crescerà, e non poco.