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Spesso capita di leggere i termini blockchain e supply chain nella stessa frase. E non è un caso: le aziende, che affrontano la trasformazione digitale per massimizzare la propria efficienza, si trovano a subire i limiti derivanti dalla scarsa visibilità delle proprie catene di fornitura e distribuzione, che in molti casi coinvolgono svariati soggetti e raggiungono un livello di complessità estremo. Alla fine, la visibilità in questi casi è tutto: se manca, o semplicemente non raggiunge un livello di dettaglio tale da permettere all’azienda di assecondare le richieste del mercato, l’unica possibilità è basarsi su schemi il più possibile rodati e consolidati, ‘fidandosi’ delle organizzazioni che fanno parte della propria supply chain. Tutto ciò introduce, com’è normale che sia, diverse criticità: carente tracciabilità dei prodotti, difficile attribuzione delle responsabilità, possibilità di frode e compliance normativa difficilmente dimostrabile.

 

Le sfide delle moderne supply chain

Prima di comprendere i motivi che spingono le aziende ad associare blockchain e supply chain, ci si può domandare quali siano le sfide che le moderne supply chain sono chiamate ad affrontare. Le catene di fornitura possono raggiungere vette notevoli di complessità e sofisticazione, ma la loro efficienza è in ogni caso – cioè a prescindere dalle dimensioni del business - uno dei più importanti fattori di competitività sul mercato. La complessità è determinata da fattori quali la globalizzazione, la costante ricerca di agilità da parte delle aziende e il loro desiderio di arrivare sul mercato col prodotto giusto, di qualità e nei tempi stabiliti, così da intercettare gusti ed esigenze dei consumatori. Nella gestione delle supply chain, ciò si scontra con l’assenza di visibilità end-to-end (da cui continui processi di riconciliazione) e un disomogeneo livello organizzativo e di digitalizzazione delle aziende coinvolte. Questo, unito all’enorme estensione di certe supply chain, amplifica la possibilità di frodi e inefficienze, con potenziale generazione di un effetto a catena che si riversa sull’intero sistema del valore.

 

Requisiti di una supply chain efficiente

Una supply chain ottimizzata deve quindi tendere verso un unico grande obiettivo: la visibilità end-to-end, che riguardi cioè tutti i processi e sia in grado di offrire non solo la massima capacità informativa, ma anche la sicurezza del dato. Informazioni essenziali sono i dati di produzione, la tracciabilità dei componenti, gli spostamenti dei materiali, la logistica, lo stock, ma anche elementi fondamentali ai fini della conformità normativa e del rispetto degli standard di qualità imposti dal produttore: questi dati non solo devono far parte di una supply chain efficiente, ma gli stakeholder devono potersi fidare di loro. Questo non significa che debba esistere un rapporto di fiducia tra le aziende coinvolte, ma è fondamentale che ci sia nei confronti dello strumento che viene usato per l’acquisizione e l’elaborazione dei dati.

 

Il ruolo della blockchain verso la supply chain ideale

Ora è possibile dare una risposta alla domanda iniziale: “perché blockchain e supply chain sono spesso associati?”. Semplice: perché la catena di blocchi è in grado, per sua stessa natura, di dare una risposta a molte delle criticità elencate, ponendosi come basamento stabile per una catena del valore fondata sui principi di trasparenza, sicurezza e tracciabilità. La blockchain, che può essere coordinata con piattaforme IoT per massimizzare l’efficienza delle reti più estese, si pone infatti come fondamento della trust economy e vede nelle catene di distribuzione uno dei primi ambiti di applicazione.

La blockchain si sostanzia in un registro di transazioni condiviso tra tutti i membri della rete, che nella fattispecie sono gli stakeholder interni ed esterni che partecipano alla supply chain: è loro responsabilità, sulla base di predefiniti principi di validazione e di consenso, aggiornare e mantenere il registro, che non è conservato né gestito da un solo soggetto centrale dotato di trust, bensì da tutti i partecipanti alla rete. Ognuno, infatti, ne conserva una copia identica a quella degli altri. Inoltre, le informazioni validate e scritte nel registro non possono più essere modificate né cancellate e sono visibili a tutti i soggetti autorizzati.

Ciò premesso, sono quindi due le peculiarità della blockchain che si adattano alla perfezione alla gestione delle supply chain moderne e, soprattutto, delle loro criticità: la trasparenza, che abilita i concetti di tracciabilità e visibilità end-to-end, e l’immutabilità del dato. Il primo fattore permette finalmente alle aziende – e in alcuni casi ai consumatori, come in ambito food – di avere piena e assoluta visibilità su tutti i processi, modellare così le proprie attività produttive, magari traendo spunto dall’andamento della domanda. Inoltre, una supply chain basata sulla blockchain permette di rilevare molto più velocemente eventuali frodi,  di reagire tempestivamente quando un prodotto deve essere richiamato e di minimizzare i danni risalendo con accuratezza alla causa dei problemi.

Infine, la sicurezza del registro è un altro fattore centrale, poiché la fiducia nei confronti dello strumento è ciò che consente alle aziende di condividere i propri dati. La blockchain risponde con un sistema che è sicuro by design: non c’è un’autorità che certifica la sicurezza dei dati e l’attendibilità delle transazioni – cosa che peraltro si ripercuote positivamente anche sui costi di implementazione -; è il sistema stesso, grazie alla natura distribuita, alla crittografia e anche alla particolare concatenazione dei blocchi, ad essere sicuro e a infondere quel trust su cui si può fondare un business efficiente e produttivo.