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Secondo l’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano, il binomio blockchain e agricoltura, o più in generale blockchain e mercato agroalimentare, sta generando sempre maggiore interesse da parte degli addetti ai lavori. I dati confermano, infatti, che i progetti attivati nel 2018 sono più che raddoppiati rispetto a quelli del 2017, con particolare coinvolgimento della filiera della carne (21%) e dell’ortofrutta (17%).

Per inquadrare correttamente il fenomeno e comprendere i benefici di blockchain in ambito agroalimentare, si può partire dalle parole di Coldiretti, secondo cui “Il falso Made in Italy sale a 100 mld, +70% in 10 anni”.  La prima associazione di rappresentanza dell'agricoltura italiana sottolinea quanto la “fame” di Italia presente all’estero non abbia solo conseguenze positive ma, anzi, incrementi di molto la pirateria che si manifesta in alimenti, parole, ricette e immagini che richiamano l’Italia quando in realtà il prodotto non ha nulla a che fare con il nostro sistema produttivo. Basterebbero questi numeri per comprendere l’importanza della tracciabilità alimentare e capire quanto sia prioritario lo sviluppo di un sistema che permetta ai consumatori e a tutta la filiera di ricostruire, in modo semplice e rapido, la storia dei prodotti. In questo modo sarebbe decisamente più semplice rilevare contraffazioni, ma anche reagire rapidamente a problematiche di food safety e creare, nei confronti dei consumatori finali, un vero e proprio rapporto di fiducia. Si consideri che, secondo le rilevazioni della Grocery Manufacturers Association americana, il costo di un richiamo di Classe I, ovvero motivato da potenziali rischi alla salute, può essere enorme: il 77% degli intervistati l’ha quantificato in un massimo di 30 milioni di dollari, il 23% rimanente in una cifra ancor più elevata. In questi casi, certamente estremi ma pur sempre possibili, la trasparenza sui processi e sulla provenienza degli ingredienti potrebbe aiutare molto a limitare i danni.

 

Criticità di adozione della blockchain nell’agrifood

Purtroppo, l’ideale della tracciabilità si scontra – soprattutto nelle realtà più ampie – con una serie di limiti direttamente imputabili alla gestione di immense supply chain che coinvolgono svariati attori, ognuno con processi propri e un livello di digitalizzazione differente. Coordinare tutte queste realtà al fine di ottenere visibilità sui processi è senz’altro un’impresa onerosa e, soprattutto, non dà garanzie di successo: c’è il fondato rischio che alcune fasi siano ancora gestite manualmente e con documenti cartacei, vanno messi in conto processi avanzati di gestione e riconciliazione di dati, ma soprattutto non esiste nessun legame di fiducia tra gli attori della supply chain, che potrebbero non avere nessuna intenzione di condividere i propri dati con l’esterno.

 

Blockchain e agricoltura: verso la tracciabilità

Blockchain è considerata da molti osservatori come fattore disruptive per l’industria agroalimentare. Lo dimostra la crescita dei progetti, ma soprattutto lo dimostrano i potenziali benefici derivanti dalla sua adozione proprio ai fini della trasparenza e della tracciabilità. Blockchain sostituisce il modello di gestione centralizzata delle supply chain con un nuovo paradigma fondato su un registro distribuito e gestito da tutti gli attori che vi fanno parte: l’assenza di un single point of failure, l’immutabilità del dato e l’impiego di tecnologie di crittografia assicurano a tutti i partecipanti un sistema sicuro, rapido e affidabile nel quale conferire i dati relativi al prodotto, ai suoi spostamenti e alle sue trasformazioni fino all’arrivo in casa del consumatore finale. Tutto ciò senza che ci sia bisogno di fiducia tra le parti: il trust è insito nella rete blockchain, non nei rapporti tra i partecipanti.

 

Blockchain: ideale per le filiere alimentari complesse

Posto che l’argomento è in continuo divenire e che in futuro assisteremo a svariati use case in questo settore, esistono alcuni elementi che rendono blockchain la soluzione ideale per la gestione di filiere alimentari complesse: la sicurezza del dato, la necessità di coordinare più soggetti e condividere informazioni, nonché l’esigenza di trasferire asset in maniera più rapida, efficiente e sicura possibile. Se impiegata all’interno del mercato agroalimentare, blockchain può abilitare quel concetto di tracciabilità che ha ripercussioni immediate sulla food safety, sulla prevenzione delle attività fraudolente e anche sulla semplicità di trasferimento di valore, fattore molto importante che potrebbe trovare negli smart contract un alleato molto prezioso. Tramite blockchain, infatti, i partecipanti possono definire regole contrattuali e clausole precise, al verificarsi delle quali lo smart contract dà immediatamente esecuzione dell’accordo relativo, che può essere un pagamento, una penale o un’autorizzazione che viene concessa/ritirata in modo automatico, senza alcun intervento umano.

Con blockchain, i produttori e i distributori potrebbero quindi verificare rapidamente potenziali alterazioni del prodotto e risalire alle cause, mentre i consumatori avrebbero a disposizione l’intera storia del prodotto e potrebbero verificare la provenienza degli ingredienti, la loro consistenza ed eventualmente anche la rispondenza alla normativa, cosa fondamentale per instaurare con il produttore un buon rapporto di fiducia.