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Aziende e startup italiane si sono distinte negli ultimi mesi per la quantità e la qualità di app sanitarie per smartphone e tablet proposte per l’autodiagnosi e il monitoraggio dei contagi da Covid-19. Nonostante i governi di tutto il mondo abbiano scelto e sviluppato diverse soluzioni digitali per contrastare la diffusione del virus, la sfida del contact tracing è ancora tutt’altro che vinta. Spazio allora alla condivisione di idee innovative e alla collaborazione tra imprese per la fase 3, partendo proprio dai primi risultati e dai prototipi elaborati dai team di lavoro che sono nati in questo periodo. Sono oltre 800 i progetti di app sanitarie che hanno partecipato alla call per contrastare il Covid-19 lanciata dal ministero dell’innovazione negli scorsi mesi, a testimonianza della grande vivacità del settore e-health in Italia. Una miniera di potenziali soluzioni rimasta inesplorata e che cela alcuni tesori nascosti.

 

Responsabilizzare i cittadini: la strategia in un’app

Il contact tracing è una strategia che va integrata con un approccio educativo dal basso. Ecco perché in questi mesi sono nate anche applicazioni che puntano a responsabilizzare i cittadini, grazie a una lettura del fenomeno Covid-19 basata sulla filosofia comportamentale, la quale ha come obiettivo lo sviluppo di una consapevolezza personale del rischio. È il caso dell’app di autodiagnosi “IoRestoaCasa”, sviluppata da Fism, la Federazione delle società medico scientifiche italiane, in collaborazione con Exprivia. L’app ha rappresentato una prima risposta semplice ed immediata allo scoppio della pandemia ed ha saputo rispondere a un bisogno inedito: prendere decisioni quotidiane basandosi sulla percezione di un livello di rischio personale. Grazie ad una sequenza di domande ad ampio spettro, l’applicazione è infatti in grado di indicare all’utente il livello di attenzione da dedicare alla propria condizione di salute: alto, medio o basso. L’applicazione valuta non solo i sintomi, ma anche le abitudini degli utenti, ed è per questo che può rivelarsi un utile alleato anche nella cosiddetta fase 3, in cui le scelte individuali diventeranno sempre più importanti.

 

Non solo autovalutazione del rischio, ma anche corretta informazione

L’applicazione “IoRestoaCasa”, oltre a far suonare un campanello di allarme nell’utente grazie all’autovalutazione del rischio, lo sollecita ad informarsi ulteriormente sulle misure adottate dai Decreti Ministeriali per l’emergenza Coronavirus. L’assistente virtuale Rita, chatbot presente nell’app, è dotata di un sistema di autoapprendimento intelligente per cui, sulla base delle conversazioni e delle interazioni con il soggetto umano, fornisce in modo rapido e puntuale la risposta più pertinente alla domanda che a esso viene rivolta.

 

Sovranità digitale e indipendenza: i punti di forza di un’app sanitaria

Alcune idee si distinguono non solo per l’originalità, ma perché puntano su indipendenza e made in Italy. È il caso del progetto corale #BackOnTrack, un’app sanitaria per smartphone progettata da un raggruppamento di imprese di cui fa parte anche Italtel, la quale sfrutta la tecnologia offerta dal cloud service provider italiano Netalia. Un progetto strutturalmente complesso, perché coniuga le più recenti tecnologie di riconoscimento basate su dati biometrici e le più tradizionali informazioni di localizzazioni fornite da GPS e Wi-Fi, garantendo allo stesso tempo l’anonimato grazie all’uso di dati aggregati.

 

Uno strumento semplice per un’Italia senza confini geografici

La complessità però, in questo caso, è sinonimo di completezza e non di complicazione: l’app è stata studiata per poter essere utilizzata con semplicità da tutti gli utenti. Inoltre, non presenta particolari criticità da un punto di vista dello sviluppo: è di facile realizzazione sia per quanto riguarda i costi che le tempistiche. Una soluzione a portata di mano che potrebbe rivelarsi utile in una fase di apertura delle frontiere territoriali interne ed esterne. Questa app sanitaria offre infatti la possibilità di monitorare la mobilità su tutto il territorio nazionale, passando da macro-aree a micro-aree geografiche: dalla nazione alla regione, fino al quartiere. Il tutto grazie a un cloud certificato AgID.

 

Il contact tracing resta un nodo irrisolto

Di tutti i progetti di app sanitarie valutati dal governo italiano, solamente 300 sono dedicate al tracciamento dei contagi. La maggior parte delle proposte, invece, punta sull’assistenza sanitaria a distanza, un campo già battuto in sanità grazie ai progressi della telemedicina. Il monitoraggio attivo della diffusione del virus continua a rappresentare in generale un nodo irrisolto per le aziende e le istituzioni, non tanto da un punto di vista di sviluppo tecnologico, ma di accesso alla tecnologia. A segnalarlo è l’Organizzazione mondiale della Sanità che, dopo aver pubblicato a giugno delle linee guida per l’uso delle tecnologie digitali, lancia una consultazione online per verificare aspetti operativi e reale efficacia delle soluzioni scelte dai governi di tutto il mondo.

 

Immuni, l’app sanitaria scelta dal governo italiano

Tra le app sanitarie che passeranno sotto la lente d’ingrandimento dell’OMS, c’è anche Immuni, scelta dal governo italiano per il tracciamento dei contatti con persone contagiate dal Covid-19 e attiva in tutta Italia da metà giugno gratuitamente e su base volontaria. L’applicazione made in Italy si basa sulla tecnologia Bluetooth Low Energy (BLE) e su un sistema di generazione di codici ID temporanei che garantisce il rispetto della privacy. Come funziona? Attraverso un sistema di notifiche in grado di avvertire gli utenti sul potenziale pericolo di contagio in seguito al contatto con persone risultate infette. Ha quindi l’obiettivo di allertare i singoli, ma anche di fornire informazioni utili a fini epidemiologici. L’app non traccia gli spostamenti, ma registra la provincia di appartenenza dell’utente, un dato che può essere condiviso per fini di ricerca. Una criticità emersa è l’incompatibilità dell’app con alcuni dispositivi. Ma è un punto su cui gli stessi sviluppatori potrebbero riuscire a intervenire, come rivela il sito ufficiale. Per le app sanitarie, insomma, questo è solo l’inizio.

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